martedì, 15 luglio 2008 - 21:21
OPUS PISTORUM

TRAMA/RECENSIONE

Per compensare l’esagerata quantità di sesso contenuta nelle pagine del romanzo di Miller ho dovuto inframmezzare la lettura di Opus Pistorum con un libro di Mishima.
Non mi era ancora mai capitato di leggere un romanzo così altamente erotico, ma soprattutto così esclusivamente erotico. Gli spazi lasciati ad eventi di altra natura sono veramente pochissimi, ed è un peccato, perché in misura maggiore avrebbero reso l’opera maggiormente godibile.
Alla fine il sesso, per quanto uno scrittore possa essere bravo e fantasioso, peccaminoso e oltraggioso, è sempre la stessa solfa, benché non si possa di certo definire il libro “noioso”, alla fine anche le situazioni potenzialmente più eccitanti scorrono sotto le dita senza particolare rilievo.
Alf, giornalista americano trasferitosi a Parigi, e la sua cricca di amici passano da un divano/letto/pavimento all’altro senza porsi particolari problemi circa l’età, l’orientamento sessuale, il sesso di chi incontrano ed è disponibile a lasciarsi andare.
Da qui un serie infinita di interminabili scopate in cui tutti si fanno tutti. Alla fine il protagonista, quando proprio le ha viste tutte, quando ha visto anche ciò che sarebbe stato preferibile non vedere (madre e figlia che fanno sesso con il padre), fugge dalla Parigi peccaminosa per far ritorno in patria, in America.

ESTRATTO:

"L’altra sera, alle otto in punto, vado all’appuntamento con la cognata di Raoul, presso l’ingresso dell’Orto Botanico. Passano quindici minuti… passa mezz’ora… Arrivano le nove e quella troia non s’è vista ancora. Perdio, chi manca a un appuntamento dovrebbe essere messo in prigione. È come rubarti dei soldi. È pure peggio che rubarti dei soldi. Ti fan perdere il tempo, sciupare la vita. Un’ora qua… quindici minuti là… dopo un po’, se fai la somma, sono anni. Ecco, un’ora intera mi è stata sottratta. Dove ne trovo un’altra che la rimpiazzi? Gesù, mica si vive eterni. Non mi restano mica tante ore, che posso scialacquarle a questo modo. Le donne non ci pensano mai, a certe cose. Non credo che le donne pensino mai che la fine della vita arriverà pure per loro. O comunque non ci pensano alla maniera degli uomini. Potete starne certi: se un uomo non è puntuale è perché è uno stronzo, un ignobile mascalzone; ma anche una donna in gamba – o quel che gli uomini definiscono una donna in gamba – è muso da farti aspettare, aspettare, aspettare, senza sentirsi in colpa."


Titolo Opus pistorum
Autore Henry Miller
Prezzo € 8,00
Acquistabile presso IBS
Dati 2002, 224 p., 4 ed.
Traduttore Paolini P. F.
Editore Feltrinelli (collana Universale economica)



recensito da Nerebiglie in narrativa, erotismo | commenti


giovedì, 10 luglio 2008 - 12:37
FOLLIA

Immagine di Follia

TRAMA

Una grande storia di amore e morte e della perversione dell'occhio clinico che la osserva. Dall'interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre il caso clinico più perturbante della sua carriera: la passione tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra, e Edgar Stark, artista detenuto per uxoricidio. Alla fine del libro ci si troverà a decidere se la "follia" che percorre il libro è solo nell'amour fou vissuto dai protagonisti o anche nell'occhio clinico che ce lo racconta.

COMMENTO

Con Stella c'era sempre di mezzo il cuore, il linguaggio del cuore. Mai titolo più azzeccato. Amore folle. Folle pazzia. Folli omicidi. Pensieri folli. Folle gelosia. Follia. Stella, moglie di uno psichiatra, si innamora perdutamente di un suo paziente, non fermandosi davanti a nulla pur di stare con la persona amata. Stella amava così tanto Edgar da essere diventata cieca. Talmente tanto da non riuscire a vedere il male che stava provocando attorno a sé, neanche per suo figlio. Dopo il primo capitolo, mi sono avventata su quelle pagine, senza riuscire a staccarmene. Una follia che contagia tutto e tutti. Tutti i personaggi alla fine del libro hanno qualcosa di folle da dover celare per la vergogna. Un libro psicologico, scritto divinamente, che cerca nell'animo umano spiegazioni per quella follia dilagante che porta tutto allo stato estremo. Per me, perfetto.



Titolo Follia
Autore
Patrick McGrath
Prezzo € 16,50
Acquistabile presso IBS
Dati 1998, 294 p., 39 ed.
Traduttore Codignola M.
Editore Adelphi (collana Fabula)



recensito da lafantasianata in narrativa, quando un libro diventa un film, thriller horror gialli | commenti


domenica, 29 giugno 2008 - 17:17
CONFESSIONE DI UN ASSASSINO

TRAMA/RECENSIONE

Siamo a Parigi, negli anni successivi alla prima guerra mondiale, in un bar frequentato da russi in rue des quatre-vents degli uomini diventano per una sera i privati confessori di Golubcik, un'ex spia russa, un assassino, un uomo che ha visto il diavolo.
È interessante osservare nel protagonista le sue diverse sfumature caratteriali, che dalla sfrontata e stupida arroganza giovanile, passando per la viltà, lo portano ad essere saggio, comprensivo e razionale, sino al punto di fargli capire di non essere stato altro, in vita, che vittima di se stesso.
È affascinante vedere come Roth affianchi al protagonista un personaggio cinico e tentatore, che pur nell'aspetto distinto ad altri non può essere accostato se non al diavolo. Egli è colui che tenta, punzecchia e punisce Golubcik ogni qual volta i due si incontrano.
È inquietante vedere come il sussurro ipnotico del male ci spinga in vortici da cui è impossibile venir fuori, anche quando, in un momento di lucidità, ci rendiamo conto di aver sprecato tutta la nostra vita ad inseguire il nulla.
Il libro è scritto in maniera impeccabile, senza sbavature o banalità stilistiche, i pochi intoppi sono rappresentati solo dai nomi russi, ma letti due volte, ci si fa il callo.

ESTRATTI

"Il fatto, l'azione, è solo un fantasma se lo si confronta con la realtà, e persino con la realtà immateriale della parola. L'azione sta alla parola press'a poco come le ombre bidimensionali del cinema stanno all'uomo vivo tridimensionale, oppure, se preferite, come la fotografia all'originale."

"Quando fu giunto a questo punto del suo racconto, Golubcik rimase a lungo in silenzio. Ci parve ancora più lungo il suo silenzio perché non beveva niente. Noi tutti bevevamo soltanto a piccoli sorsi dai nostri bicchieri, per pudore e discrezione, in quanto Golubcik sembrava non badare al proprio. Il suo silenzio pareva in qualche modo un doppio silenzio. Chi racconta e interrompe la sua storia senza portare alle labbra il bicchiere che ha davanti a sé suscita nei propri ascoltatori una strana angoscia. Noi tutti, che ascoltavamo Golubcik, ci sentivamo angosciati. Ci vergognavamo di guardarlo negli occhi e fissavamo quasi inebetiti i nostri bicchieri. Se almeno avessimo udito il ticchettio di un orologio! Ma no! Nessun orologio ticchettava, nessuna mosca ronzava, e anche dalla strada immersa nella notte nessun rumore penetrava attraverso la spessa saracinesca metallica. Eravamo semplicemente alla mercé di un silenzio mortale. Lunghe, lunghe eternità sembravano trascorse dal momento in cui Golubcik aveva cominciato il suo racconto. Eternità dico, non ore. L'orologio a muro del ristorante era fermo, eppure ognuno di noi gli lanciava un'occhiata furtiva, anche se sapevamo tutti che non funzionava, anche se a tutti il tempo pareva abolito, e le lancette sul quadrante bianco non erano più soltanto nere, ma addirittura tetre. Sì, tetre erano come l'eternità. Costanti nella loro testarda e quasi perversa staticità, ci sembrava che non fosse perché l'ingranaggio era fermo che esse non si movessero, bensì per una sorta di cattiveria, quasi a dimostrare quanto la storia che Golubcik stava per narrarci fosse una storia eternamente valida nella sua desolazione, indipendente dal tempo e dallo spazio, dal giorno e dalla notte. Poiché il tempo si era fermato, anche il luogo dove ci trovavamo era al di fuori di ogni legge spaziale; era come se non ci trovassimo sulla terra ferma ma sulle acque eternamente ondulate del mare eterno. Come su una nave ci pareva di essere. E il nostro mare era la notte."


Titolo Confessione di un assassino raccontata in una notte 
Autore Joseph Roth 
Prezzo 10,33
Acquistabile presso IBS
Dati 1982, 156 p., 6 ed.
Traduttore Griffini B.
Editore Adelphi (collana Biblioteca Adelphi)



recensito da Nerebiglie in narrativa | commenti


lunedì, 16 giugno 2008 - 11:52
TUTTO QUELLO CHE VOLEVO DIRTI

TRAMA

Dopo il successo di "Lettino" Martha Medeiros pubblica un nuovo libro sui sentimenti. Attraverso delle lettere racconta le vicende di persone che non si conoscono, non vivono nella stessa città ma condividono gelosie, dispiaceri, desiderio di cambiare vita e, soprattutto, paura e solitudine. Cos'è una lettera, in fondo, se non questo: un attestato di esistenza e un tentativo di provocare una reazione?

RECENSIONE


Una lettera scritta a mano è ormai un ricordo antico. Una lettera scritta a mano è pregna di reali sentimenti, tangibili. Dall'inchiostro che la compone, alle curve di ogni lettera. E questo romanzo si basa su di una lettera. Tante lettere. Ognuna diversa dall'altra. Ognuna appartenente al cuore di una persona differente. Le lettere di questo libro raccontano le vite della gente comune. I dolori, le gioie, la rassegnazione, lo strazio, la serenità, la riconquista di sé stessi, la vendetta. Sentimenti comuni, sentimenti che logorano, riempiono, dividono. Martha Medeiros, con una fluida scrittura, mi ha condotto nell'animo umano. Nella realtà di ognuno di noi. Ho toccato la vita di tutti i mittenti, sono stata con loro mentre scrivevano la loro missiva. Questo romanzo mi ha colpito per l'originale idea di raggruppare, appunto, una serie di lettere che narrano un pezzo di vita vera. A volte mi ha commosso, altre mi ha scosso. A volte sono stata complice emotiva, altre assolutamente indignata. Voleva questo l'autrice? C'è riuscita. Non posso che dare un 10 e lode, meritevole, perchè semplice, perchè non vuole stupire, ma solo farci ricordare che la vita, a volte, è fatta di parole non dette. E lei ci insegna, in qualche modo, a tirarle fuori. Una volta per tutte.


Titolo Tutto quello che volevo dirti
Autore Martha Medeiros
Prezzo € 14,00
Acquistabile presso IBS
Dati 2008, 151 p., brossura
Traduttore Buffa C.
Editore Cavallo di Ferro



recensito da miz in narrativa | commenti


domenica, 15 giugno 2008 - 18:48
IL VALZER DEGLI ADDII

Recensione

Milan Kundera è un grande scrittore e lo dimostra anche in questa sua opera “Il valzer degli addii” scritto in Boemia negli anni ’70. Il romanzo è suddiviso in cinque parti, chiamate “giornate”, in cui l’autore tesse le trame di una storia affascinante e misteriosa nella quale si concede poche ma preziose digressioni, in cui permette al lettore di seguire fedelmente gli eventi senza troppe inutili e inappropriate divagazioni.

In una cittadina termale si intrecciano le storie di diversi personaggi il cui destino è legato alla vita di una giovane, bella e stupida, infermiera che porta in grembo il frutto di un rapporto consumato in una notte, o quello di un giovane che rifiuta, non si saprà mai.

Oltre alla già citata infermiera fanno capolino nella storia un giovane ed affascinante musicista diviso tra la tremenda gelosia della moglie e l’irrefrenabile desiderio per le altre donne, un medico che mette fin troppo del suo nell’aiutare delle donne sterili a procreare, un enigmatico signore americano ospite del centro termale presso il quale lavora l’infermiera, ed un uomo misterioso che, in procinto di partire, si reca alle terme  per salutare il suo amico medico e la figlia di un suo vecchio amico che ha preso sotto la sua ala.

In questo romanzo si ha l’impressione che Kundera punisca l’ignoranza nonostante questa sia dote della bellezza.
Il perché lo capirete solo leggendo il libro…


Estratto

«La sola cosa» aggiunse «che mi rende un po’ scettico nei confronti della procreazione è la scelta irragionevole dei genitori. È incredibile che degli individui orrendi possano decidere di procreare. Sicuramente si illudono che il fardello della bruttezza diventi più leggero se lo si ripartisce con i discendenti».

Bertlef definì come razzismo estetico la posizione del dottor Spreta: «Non dimentichiamo che non solo Socrate era un mostro di bruttezza, ma anche molte illustri cortigiane non si distinguevano affatto per la perfezione fisica. Il razzismo estetico è quasi sempre una manifestazione di inesperienza. Chi non è riuscito a penetrare a fondo l’universo dei piaceri amorosi può giudicare le donne solo in base a ciò che vede. Ma chi le conosce veramente sa che l’occhio può rivelare solo un’insignificante frazione di tutto quello che una donna può offrirci. Quando il Signore invitò l’umanità ad amarsi e riprodursi, caro dottore, pensava ai brutti come ai belli. Del resto, sono convinto che il criterio estetico venga dal diavolo e non da Dio. Nel Paradiso terrestre nessuno distingueva tra bellezza e bruttezza».

Poi intervenne nella discussione Jakub. Disse che i motivi estetici non avevano nessuna parte nel suo rifiuto di procreare:  «Potrei citare altre dieci ragioni per cui non vorrei essere padre».

«Per prima cosa, non amo la maternità» disse Jakub, e si interruppe un attimo per riflettere. «L’èra moderna ha già smascherato tutti i miti. Già da tempo  l’infanzia non è più l’età dell’innocenza. Freud ha scoperto la sessualità del neonato e ci ha detto tutto su Edipo. Solo Giocasta resta ancora misteriosa, nessuno osa strapparle il velo. La maternità è l’ultimo e più grande tabù, e in esso si cela la più grande maledizione. Non c’è attaccamento più forte di quello di una madre verso il suo bambino. Questo attaccamento mutila per sempre l’anima del bambino e prepara per la madre, quando il figlio diventa grande, i più crudeli tormenti d’amore che esistano al mondo. Sostengo, insomma, che la maternità è una maledizione, e non voglio contribuire a perpetuarla».

«Continui» disse Bertlef.

«C’è un altro motivo per cui non voglio aumentare il numero delle madri» disse Jakub con un certo imbarazzo. «Amo il corpo femminile, e provo un certo disgusto all’idea che il seno della donna che amo diventi un contenitore di latte».

«Continui» disse Bertlef.

«Il nostro dottore, qui, ci confermerà certamente che medici e infermiere trattano le donne ricoverate per aborto molto peggio delle partorienti e manifestano nei loro confronti un certo disprezzo, sebbene loro stessi avranno certamente bisogno, almeno una volta nella vita, di un simile intervento. È più forte, in loro, di qualsiasi riflessione, giacché il culto della procreazione è un imperativo della natura. È per questo che è inutile cercare il minimo argomento razionale nella propaganda per l’incremento delle nascite. Credete che sia la voce di Gesù quella che risuona nella morale demografica della Chiesa, o che sia Marx a parlarvi nella campagna dei governi comunisti a favore della procreazione? Per questo stesso desiderio di perpetuare la specie, l’umanità finirà per soffocare sul suo piccolo pianeta. Ma la propaganda demografica va avanti per la sua strada, e il pubblico versa lacrime di commozione quando vede l’immagine di una madre che allatta o di un poppante che fa le smorfie. Questo mi disgusta. Quando penso che potrei, insieme a milioni di altri entusiasti, chinarmi su una carrozzina con uno stupido sorriso, mi vengono i brividi».

«Continui» disse Bertlef.

«Naturalmente devo anche chiedermi in quale mondo farei nascere mio figlio. La scuola non tarderebbe a portarmelo via per riempirgli la testa di quelle non-verità contro le quali io stesso ho lottato invano tutta la vita. Dovrei forse stare a guardare mio figlio che un po’ per volta mi diventa un cretino conformista? Oppure dovrei inculcargli le mie idee per stare a guardare come soffre, coinvolto nei miei stessi conflitti?».

«Continui» disse Bertlef.

«E poi, si capisce, devo pensare a me stesso. In questo paese i figli pagano per la disubbidienza dei genitori e i genitori per la disubbidienza dei figli. Quanti giovani si sono visti proibire gli studi perché i loro genitori erano caduti in disgrazia! E quanti genitori si sono rassegnati a essere per sempre dei vigliacchi pur di non nuocere ai figli! Qui da noi, chi vuole conservare un minimo di libertà non può avere figli» disse Jakub, e tacque.

«Le restano ancora cinque ragioni per completare il suo decalogo» disse Bertlef.

«L’ultima ragione è così grossa che vale per cinque» fece Jakub. «Avere un figlio significa esprimere un accordo assoluto con l’uomo. Se avessi un figlio sarebbe come se dicessi: Sono nato, ho provato la vita e l’ho trovata così buona che merita di essere ripetuta».

«E lei non l’ha trovata buona, la vita?».

Jakub, sforzandosi di essere preciso, disse con cautela: «So solo che non potrei mai dire con totale convinzione: L’uomo è un essere meraviglioso e voglio riprodurlo».

 

Titolo Il valzer degli addii
Autore Milan Kundera
Prezzo € 7,20
Acquistabile presso IBS

Dati 1997, 246 p.
Curatore Mura A.
Traduttore Vitale S.
Editore Adelphi (collana Gli Adelphi)



recensito da Nerebiglie in narrativa | commenti


sabato, 07 giugno 2008 - 10:46
FIGLIA DEL SILENZIO

Incipit

“La neve aveva cominciato a cadere qualche ora prima dell’inizio del travaglio. Prima, nello spento grigiore del tardo pomeriggio, a radi fiocchi, poi con mulinelli, turbini mossi dal vento ai margini del grande portico davanti alla casa. Lui le stava accanto, nel vano della finestra: guardava le raffiche violente gonfiarsi, vorticare e posarsi al suolo. Nei dintorni si erano accese le luci e i rami degli alberi erano diventati bianchi.”
 
Recensione

1964, Kentucky. Una rara e inattesa tempesta di neve colpisce la cittadina di Lexington. Le strade sono piene di pericoli, ma il dottor David Henry è deciso, prima cha sia troppo tardi, ad accompagnare all’ospedale sua moglie, Norah, che sta per partorire il suo primo figlio. David guida con prudenza, ma il tragitto è pericoloso; decide così di fermarsi allo studio medico dove esercita la sua professione di ortopedico. Con l’aiuto della sua infermiera, Caroline, nasce un bambino, Paul, ma inaspettatamente Norah partorisce anche una femminuccia, Phoebe, affetta dalla sindrome di Down. David, determinato a risparmiare a sua moglie quella che immagina come una vita di sofferenza e dolore, consegna la bambina all’infermiera e le chiede di portarla in un istituto, però non ha fatto i conti con la coscienza di Caroline…
“Figlia del silenzio” è un romanzo intimista, basato sui sentimenti e sulle riflessioni dei protagonisti: Caroline, David, Norah e Paul. Il dottore “si era sentito opprimere dalla consapevolezza che quella notte, quando aveva messo sua figlia nelle mani di Caroline Gill, era cambiato tutto. La vita era andata avanti, piena e soddisfacente, agli occhi di tutti lui era un uomo di successo: ma nei momenti più imprevedibili, durante un intervento o mentre rientrava in città, il ricordo della colpa commessa lo assaliva all’improvviso. Aveva abbandonato sua figlia. Quel segreto era come una barriera invalicabile tra lui e Norah e aveva condizionato le loro esistenze.” Penso che questo stralcio sia molto interessante e permetta di immaginare le tematiche affrontate dalla Edwards. La storia è raccontata da quattro punti di vista diversi e sicuramente tale espediente narrativo stimola la lettura, anche se il ritmo rimane un po’ lento. Nel complesso il libro mi è piaciuto, soprattutto per la capacità della scrittrice di descrivere i tormenti dell’animo umano e perché mi è parso di intravedere una speranza nel finale.


Titolo Figlia del silenzio
Autore
Kim Edwards
Prezzo € 18,60
Acquistabile presso IBS
Dati 2007, 413 p., rilegato
Traduttore Crepax L.
Editore Garzanti Libri (collana Narratori moderni)



recensito da principessafelice in narrativa, nuovi autori | commenti (2)


domenica, 18 maggio 2008 - 09:59
VENTO DELL'EST

Immagine di Vento dell'est

Incipit

"In considerazione degli effetti di grande portata che poche parole borbottate da una vecchia irlandese dalla pessima reputazione dovevano avere sulla vita di Hero Athena Hollis, sarebbe stato interesante sapere fino a che ounto, ammesso che ce ne siano stati, gli influssi prenatali furono responsabili del suo carattere e delle sue opinioni. L'ereditarietà ci aveva messo chiaramente lo zampino, giacchè sua madre, Harriet Crayne Hollis, era sempre stta fervente sostenitrice di opere, crociate e cause nobilissime. E di ciò Barcley Hollis, conquistato all'improvviso dalla bellezza di un profilo classico e di un paio di occhi azzurri, era stato consapevolissimo candidandosi come pretendente alla sua mano. Ma non aveva previsto di trivarsi sposato ad una donna che si aspettava che lui condividesse il suo entusiasmo per le opere pie......."

Trama

Un romanzo ricco di emozioni, magia e passione sullo sfondo pittoresco e suggestivo di Zanzibar, l'isola dei chiodi di garofano e, nell'800,dominio inglese e massimo centro commerciale d'oriente, oltre che principale centro di commercio degli schiavi. I due protagonisti della storia sono Hero, una donna inglese piena di opinioni sempre pronta a moralizzare, e un pirata inglese, che adotta i costumi arabi e rinnega le sue radici. Hero ha sempre saputo che il suo destino l'aspettava su quell'isola, fin da quando da bambina una vecchia le aveva pronosticato un nfuturo misterioso e pieno di avventura. Le parole della vecchia si erano impresse a fuoco nella sua mente: "Farai vela intorno al mondo per trovare il lavoro che ti è stato destinato e colui che ti aiuterà a compierlo...contribuirai a far morire anime in quantità e molte di più a vivere, riceverai parole dure per questo e nessuno ringraziamento per quello. Metterai le mani su una smisurata fortuna in oro e non ne riceverai nessun bene. E per tutta la vita farai ciò che deve fare, ti farai il letto con le tue mani...e vi giacerai." Ma mai si sarebbe immaginata che colui che l'avrebbe aiutata sarebbe stato un pirata e mercante di schiavi, il peggiore individuo mai nato, per lei che detesta tutto ciò che contribuisca allo schiavismo. Hero non sa che le cose che ignora sono tante, troppe....che le apparenze ingannano, e che il suo credersi superiore la porterà a commettere terribili errori a cui poi cercherà di rimediare. Così come Frost, pirata, uomo senza radici e fiero di esserlo, non sa che quella ragazza cambierà per sempre la sua vita. Ognuno deve sempe pagare per le proprie azioni, così quando deciderà di diventare Pigmalione e risvegliare Galatea....dovrà pagarne le conseguenze poichè colui che risveglia una statua alla vita poi si rende conto di non potere vivere senza di lei....

Recensione

Vento dell'est è un libro che ho trovato veramente stupendo, profondo, avvincente, triste e allo stesso tempo razionale, il tema del libro alla fine si potrebbe riassumere  in alcune frasi che Hero e Frost si scambiano verso la fine del libro:

-Era proprio questo che aveva detto lei, Biddy Jason. Che per tutta la vita avrei fatto ciò che dovevo fare e che mi sarei rifatta il letto con le mie mani e in esso avrei dormito.-

-E' quello che facciamo tutti, tesoro.-

Tutti sono responsabili delle proprie azioni e dovranno pagarne le conseguenze. Questo imparano i protagonisti. Perdono le loro disillusioni e si rendono conto che non esiste la libertà assoluta, poichè non possiamo ignorare coloro che ci circondano e le loro libertà. Così, amore, vendetta, malattie, dolori, gioe, gelosia costruiscono in intreccio coinvolgente, un vortice che finisce con lo sconvolgere le vite dei personaggi e cambiarli per sempre.

 

Titolo Vento dell'est
Autore
M. M. Kaye
Prezzo € 9,20
Acquistabile presso IBS
Dati 1998, 544 p.
Traduttore Prestini M. G.
Editore Sperling & Kupfer (collana Super bestseller)



recensito da weirde in narrativa, classici | commenti


sabato, 17 maggio 2008 - 00:13
LEI CHE NELLE FOTO NON SORRIDEVA



TRAMA


Una madre muta e immobile come una bambola rotta, un padre che ha più dimestichezza con i maiali che con gli esseri umani. Ester e Alice, due sorelle gemelle legate nell'anima da una dipendenza reciproca e feroce, crescono in un paesino nebbioso e anonimo vicino Modena. Ester, con i capelli tinti di nero, autolesionista e sessualmente promiscua, mette in scena finti suicidi come il protagonista del suo film preferito, e si lascia fecondare dal male e dall'amore. Alice, bionda, sessuofoba e intransigente, sembra invece accordata sulla nota stonata di una purezza ombrosa e risentita. Sullo sfondo di una provincia emiliana monotonamente verde finiscono negli stessi buchi neri, inghiottite dall'insoddisfazione e dalla rabbia.

RECENSIONE

Una storia che brucia. Una vicenda che graffia. Un romanzo che ferisce. Profondamente. Ho divorato questo libro con famelica bramosia. Perchè sono rare le scritture che catturano l'anima. Autrice italiana, storia forse un pò contorta ma sicuramente raccontata con delicatezza, cattiveria, paura, ardore. Una miscela esplosiva di sentimenti. La storia di due sorelle che si amano e si odiano. Il sesso, l'amore, la rivalità, la passione. E la morte. Tutte condite nello stesso piatto e divorato dalle protagoniste con rabbia. Flashback di infanzia e adolescenza. Forti pugni nello stomaco, improvvisamente, nel loro presente. Disperato, corrotto, finito. Un romanzo che sa di agrodolce. Un romanzo che è una fotografia.


Titolo Lei che nelle foto non sorrideva
Autore Cinzia Bomoll
Prezzo € 13,00
Acquistabile presso IBS
Dati 2006, 200 p.
Editore Fazi (collana Le vele)



recensito da miz in narrativa | commenti


domenica, 04 maggio 2008 - 22:30
ANTICHRISTA

TRAMA

"Antichrista": un titolo che già anticipa il senso di un racconto che ancora una volta presenta la personalità multiforme della sua autrice. Protagoniste due giovani donne: Christa ragazza bella, brillante, libera, intelligente e terribilmente bugiarda, contrapposta all'amica Blanche, mite, timida e bruttina che inizialmente vede nell'amica l'esempio luminoso e brillante da seguire e che gradulmente si accorge come dietro quella facciata si celi una vera Antichrista. Ma chi sarà la vincitrice finale di un rapporto vittima-carnefice che degenera sino a una guerra dichiarata del male contro il bene? Una storia incentrata sul rapporto sadico (e masochistico) di due adolescenti che ha dichiaratamente diversi elementi autobiografici.



RECENSIONE


Bello. Non trovo altri termini per descrivere questo romanzo. Breve, diretto, abilmente scritto.  Anche se, per alcuni versi, ricorda il noto film "la mia peggiore amica", ma molto meno ricamato e meno drammatico. Vittima e carnefice che inevitabilmente si attraggono e si distruggono. Prima una, poi l'altra. A soli sedici anni. Il romanzo scorre, racconta con semplicità la battaglia interiore di una solitaria contro una creatura apparentemente perfetta. Il riflesso distorto allo specchio di una sé stessa che desidera ma sa di non poter essere. La scoperta della propria anima attraverso la sofferenza. Il furto della propria identità, dei propri affetti. La lotta per riconquistarli. E la vittoria. Con un finale che sa di agrodolce. Niente di più di una storia adolescenziale con sfumature psicologiche. Labili, sottili ma incisive. Non avevo ancora letto niente della Nothomb (nonostante l'avessi sentita più volta nominare) ma per fortuna ho acquistato questo libro. Sarà il primo di una lunga serie!


Titolo Antichrista
Autore Amélie Nothomb
Prezzo € 13,00
Acquistabile presso IBS
Dati 2004, 128 p., brossura
Traduttore Capuani M.
Editore Voland (collana Amazzoni)



recensito da miz in narrativa | commenti


- 10:17
SABATO

Trama e recensione

Non ci posso ancora credere! Sono arrivata alla fine del libro più noioso della storia della letteratura, o almeno di quella che sino ad ora mi è capitata tra le mani.

Un medico pieno di sé ha un diverbio con dei teppisti che poi gli occupano la casa in una sera di festa. Colluttazione, il cattivo resta ferito, il medico lo opera e lo salva.

Non mi pare ci sia altro da dire.

Questo libro è Sconsigliato a tutti quelli che amano ritrovarsi tra le mani storie affascinanti, difficili da abbandonare, o storie semplici ma che offrono spunti di riflessione sugli altri o su se stessi.

Questo libro è Consigliato… mmm…. Sinceramente non saprei dire a chi consigliarlo. Sono curiosa di sbirciare in rete e vedere cosa scrivono quelli a cui è piaciuto il romanzo.

L’autore ha lanciato il suo protagonista in milioni di riflessioni su temi “personali”, ma anche a più ampio raggio, e nonostante il libro sia pesantemente intriso delle sue elucubrazioni, non si riesce a cavare un ragno dal buco se si tenta di salvarne qualcuna a fini stilistici, o di contenuto.

Accenno soltanto alla banalità che trasuda dai dialoghi e dalle riflessioni tra marito e moglie in merito alla loro vita, ai figli, al partner. Per non parlare della tristezza delle descrizioni quando la coppia si ritrova nei rari momenti intimi.

Se tutti i libri dello scrittore hanno questo stile, credo che questo sarà il primo e l’ultimo che leggerò.


Titolo Sabato
Autore
Ian McEwan
Prezzo € 11,00
Acquistabile presso IBS
Dati 2006, 292 p., brossura
Traduttore Basso S.
Editore Einaudi (collana Super ET)



recensito da Nerebiglie in narrativa | commenti (4)


sabato, 19 aprile 2008 - 08:15
LO SCANDALO DELLA STAGIONE

Come inizia

“Fin da lontano se ne udiva il clamore. C’erano scoppi di musica e, a ondate, flussi di risate e conversazioni, più forti quando coloro che stavano facendo baldoria si rovesciavano nel cortile. Di continuo, a distanza di pochi minuti, nuove grida d’allegria echeggiavano nell’aria della notte. Era in corso il ballo in maschera dell’ambasciatore francese.”
 
Recensione

“Lo scandalo della stagione” è un romanzo storico ambientato nell’Inghilterra di inizio Settecento, in particolare gli avvenimenti si svolgono in estate, la stagione dei balli e dei ricevimenti: giorni cruciali per trovare nuove amicizie, per accasarsi o per progettare incredibili congiure. Al trono si trova la regina Anna, protestante che tuttavia discende dagli Stuart e, per la prima volta in due secoli, protestanti e cattolici si trovano a vivere in pace. L’Inghilterra vive un periodo di prosperità senza precedenti, ma una questione rimane aperta. La regina è senza eredi e alcune frange di nobili, i cosiddetti giacobiti, cospirano segretamente per riportare in Inghilterra il re cattolico Giacomo III, al momento esiliato in Francia. Questa è la scena su cui si muovono i protagonisti del romanzo della Gee: le sorelle Teresa e Martha, che giungono a Londra per la stagione mondana, con la speranza di trovare un buon marito; Alexander Pope, giovane rampollo di una famiglia rifugiatasi a Binfield per sfuggire alle persecuzioni, che scrive poesie e spera di trovare in città l’ispirazione per scrivere una grande opera che lo renda famoso; mentre Arabella Fermor, una delle dame più corteggiate del momento, si innamora di Lord Robert Petre, gentiluomo con lo sguardo sprezzante e ironico. Saranno loro dare vita al più grande scandalo che la prima metà del Settecento inglese ricordi, raccontato magistralmente da Pope nel poema satirico “Il ricciolo rapito”.
Il debutto letterario della Gee merita di essere letto, anche se non si può definire un capolavoro. Ciò che più mi ha affascinato è l’ambientazione storica: la scrittura fluida ci riconduce tra le strade sporche e i sontuosi palazzi della metropoli inglese, senza trascurare le abitudini dei ricchi (dagli amori leciti e segreti, agli intrighi politici, passando per le consuetudini nell’abbigliamento) e ci ricorda la condizione della donna in quell’epoca: una moneta di scambio tra famiglie potenti, un modo per sancire un’alleanza o guadagnare denaro grazie alla dote fornita dalla ragazza…



Titolo Lo scandalo della stagione
Autore
Sophie
Gee
Prezzo € 18,00
Acquistabile presso IBS
Dati 2007, 368 p., brossura
Editore Neri Pozza (collana I narratori delle tavole)



recensito da principessafelice in narrativa, nuovi autori | commenti


giovedì, 03 aprile 2008 - 18:36
SOFFOCARE

Recensione

Voglio bene a Palahniuk per diversi motivi, tra questi c’è il fatto che, dopo aver letto qualche capitolo di questo libro e aver capito per quale motivo il romanzo si intitola “Soffocare”, l’autore alla fine, contrariamente a quanto mi ero permessa di pronosticare pessimisticamente, salva il suo protagonista.
Palahniuk scrive bene e scrive tanto, il suo stile risulta sempre piacevole da affrontare e i suoi libri non annoiano, anzi.
Questo, in particolare, offre interessanti spunti sul piano sessuale, ma regala anche perle di comicità non voluta (o forse sì?!), e informazioni di carattere generale interessanti ma da verificare.

Trama 

Victor Mancini, sessuomane, ex studente di medicina, lavora come comparsa in un villaggio di fine ‘700, storicamente ricostruito, attrattiva della sua città. Per riuscire a sostenere le spese mediche della casa di cura in cui è ricoverata la madre, Victor arrotonda i guadagni fingendo ogni sera di soffocare in un ristorante (ogni volta uno diverso) per colpa di un boccone andato di traverso. Ogni sera un nuovo eroe gli salva la vita e si sente responsabile per lui al punto da sostentarlo economicamente con piccole donazioni volontarie.
Tra la vita, la morte ed il sesso, si snocciolano una serie di eventi che porteranno verso una fine inaspettata.
 
Considerazioni finali

Questo è un tipico romanzo vulcano, ovvero: si parte da un cratere costellato di fatti per ridiscendere verso un unico centro.

Estratto

La Mamma con lui si scusava in continuazione. Gli diceva che per anni la gente si era fatta in quattro per trasformare il mondo in un luogo sicuro e organizzato. Nessuno si era reso conto di che noia sarebbe stata. Una volta che il mondo fosse stato suddiviso in proprietà, sottoposto a limiti di velocità e piani regolatori e tassato e irreggimentato, una volta che tutti fossero stati esaminati e registrati e provvisti di un indirizzo e di documenti. Nessuno aveva lasciato spazio all’avventura, se non al tipo di avventura che si può comprare. Su un ottovolante. Al cinema. E anche così, sarebbero sempre state emozioni finte. Perché uno lo sa benissimo che alla fine i dinosauri non mangeranno i bambini. Il pubblico delle proiezioni di prova si è espresso contro qualsiasi remota possibilità di finta catastrofe. E non esistendo la possibilità che si verifichi una catastrofe vera, un rischio vero, ci è preclusa anche ogni possibilità di salvezza vera. Ebbrezza vera. Eccitazione vera. Gioia. Scoperta. Invenzione.
Le leggi che ci permettono di vivere sicuri sono le stesse che ci condannano alla noia.
Se non possiamo accedere al caos autentico, non avremo mai autentica pace.
Se le cose non hanno la possibilità di peggiorare, non migliorano.
Tutte cose che la Mamma gli raccontava.
Gli diceva: «L’unica frontiera che ci rimane è il mondo dell’intangibile. Tutto il resto è cucito troppo stretto».
Ingabbiato da troppe leggi.
Per intangibile la Mamma intendeva Internet, i film, la musica, le storie, l’arte, le voci che corrono, i programmi per computer, tutto ciò che non è reale. Le realtà virtuali. Le simulazioni. La cultura.
L’irreale è più potente del reale.
Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione cui può spingersi  l’immaginazione.
 


Titolo Soffocare
Autore
Chuck Palahniuk
Prezzo
€ 8,80
Acquistabile presso IBS
Dati 2003, 279 p., brossura
Traduttore Colombo M.
Editore Mondadori (collana Piccola biblioteca oscar)



recensito da Nerebiglie in narrativa | commenti (6)


martedì, 25 marzo 2008 - 14:38
LUISITO

Descrizione


La vita ogni tanto è una fiaba che merita un lieto fine. Anselma è una maestra in pensione, vedova, anziana, sola, confinata da anni - prima dal marito, poi dai figli - in un'esistenza grigia che non sembra nemmeno vita. Poi, in un'afosa sera d'estate, scorge accanto a un cassonetto dei rifiuti un magnifico pappagallo abbandonato, e decide d'impulso di portarselo a casa. Da quel momento tutto cambia: se prima l'incantesimo di un mago malvagio pareva aver imprigionato lei e il suo mondo in una morsa di gelo, adesso il ghiaccio che era sceso nel suo cuore si scioglie, e mentre Anselma si occupa dell'ospite inatteso riaffiorano ricordi che credeva perduti. L'affetto per l'amica del cuore dell'adolescenza, le illusioni e il disinganno del matrimonio, gli entusiasmi - e la brusca conclusione - della sua carriera di maestra. Grazie al pappagallo Luisito, Anselma ritrova la voglia di vivere che il mondo aveva cercato di farle dimenticare. Ma dovrà difendersi dai soprusi di chi non sopporta, per indifferenza o per animo malevolo, la sua felicità.

Opinione personale

L'ultimo libro della Tamaro, preso e letto in una mattina. Premettendo che non ho mai letto nulla di lei oserei dire che questo volume va su due binari:

1 - La storia introspettiva di un'anziana Signora, con alle spalle una carriera da Maestra, un matrimonio come tanti (triste e infelice), la dura realtà che si scopre nello divenire anziani ed altri, più o meno grandi, dolori di vita.

2 - La meravigliosa storia d'amore di un pappagallo che, appunto, viene salvato dalla protagonista, facendole riscoprire l'energia di vivere e lo stimolo di tornare attiva nel Mondo.

Io l'ho acqusitato per il secondo motivo e, confesso, ho tralasciato le parti d'introspezioni sulla sua persona e sulla vita della protagonista. Soffermandomi esclusivamente sull'interazione tra lei e il pappagallo, per la precisazione: un Amazzone Fronte Blu

Infatti la commozione è stata grande e forse non c'era altro modo che scrivere questo romanzo: Del resto erano due creature che si sono salvate a vicenda.

Leggetelo mi raccomando e state tranquilli se piangerete! Leggetelo, fidatevi!


Inizio del libro

« ...

In principio sobbalzò. Cos’altro poteva esserci laggiù, se non un grosso topo? La luce era scarsa, non s’intravedevano che sacchetti di plastica, vetri, lattine e avanzi di cibo in decomposizione.

...»

Un estratto chiave dal libro

« ...
Animale?
Pensando quel termine si sentì in lieve imbarazzo.
Era un animale, Luisito? O era qualcosa di diverso?
Che cosa è davvero un animale?
Nello spregio dell'uso comune, si scordava troppo facilmente l'essenza di quel termine. Anima. Si, l'animale era qualcuno che possedeva l'anima. Non era altrettanto certa che si potesse dire la stessa cosa della maggior parte degli esseri umani.
...»



Titolo Luisito. Una storia d'amore
Autore
Susanna Tamaro
Prezzo
€ 12,00
Acquistabile presso IBS
Dati 2008, 149 p., rilegato
Editore Rizzoli (collana Scala italiani)



recensito da MissAylysRaziel in narrativa, storie di animali | commenti


venerdì, 14 marzo 2008 - 11:12
RAGAZZE LUPO

image_bookScrittore di culto, scozzese, vincitore del prestigioso World Fantasy Award, adorato da Kate Moss, Jonathan Coe, Neil Gaiman, amante devoto di Buffy the Vampire Slayer (pare che abbia scritto Ragazze Lupo in preda allo sconforto per la fine della serie tv)


IMPERDIBILE


Kalix è la discendente più giovane della più antica dinastia scozzese di licantropi, i MacRinnalch. Si aggira per le strade di Londra, senza tetto e senza amici. Ha disturbi alimentari, soffre di depressione, attacchi d’ansia, è dipendente dal laudano, ascolta soltanto le Runaways, gruppo femminile degli anni settanta, ed è ricercata dai cacciatori, a cui fa gola in quanto figlia del potente Signore dei Lupi, e dalla sua stessa famiglia che l’ha condannata per aver attaccato suo padre. È bellissima, selvaggia, aggressiva e magrissima.

Kalix si imbatte per caso in due umani, Daniel e Moonglow. Nel frattempo nelle Highlands scozzesi ci sono problemi per l’elezione del nuovo Signore dei Lupi, e il clan dei MacRinnalch si prepara a una sanguinosa lotta intestina.

Castelli scozzesi. Strade buie di Londra. Un’antichissima stirpe di licantropi. Battaglie, musica, Camden, un ragazzo timido, una ragazzina gothic. Licantropi e spiriti del fuoco moderni di ogni tipo. Algide intellettuali, mondane stiliste, dissolute musiciste punk, principi amanti del travestitismo, esilaranti Regine del Fuoco fashion victim.

Mescolare e servire freddo, con un goccio di laudano e una fettina di ironia.

Mi piacerebbe se fosse l'inizio di una saga....




Titolo Ragazze lupo
Autore
Martin Millar
Prezzo
€ 19,50
Acquistabile presso IBS
Dati 2008, 667 p., rilegato
Traduttore Olivieri L.
Editore Fazi (collana Lain)



recensito da stella2682 in fantasy, narrativa, narrativa per ragazzi | commenti (4)


giovedì, 13 marzo 2008 - 19:13
UN AMORE

ESTRATTO


"Di colpo egli capì ciò che dicevano, capì il significato del mondo visibile allorché esso ci fa restare stupefatti e diciamo "che bello" e qualcosa di grande entra nell'animo nostro.
Tutta la vita era vissuto senza sospettarne la causa. Tante volte era rimasto in ammirazione dinanzi a un paesaggio, a un monumento, a una piazza, a uno scorcio di strada, a un giardino, a un interno di chiesa, a una rupe, a un viottolo, a un deserto. Solo adesso, finalmente, si rendeva conto del segreto.
Un segreto molto semplice: l'amore. Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato, i boschi, le pianure, i fiumi, le montagne, i mari, le valli, le steppe, di più, di più, le città, i palazzi, la neve, di più, la notte, le stelle, il vento, tutte queste cose, di per sé vuote e indifferenti che si caricano di significato umano perché, senza che noi lo sospettiamo, contengono un presentimento d'amore.
Quanto era stato stupido a non essersene mai accorto finora.
Che interesse avrebbe una scogliera, una foresta, un rudere se non vi fosse implicata una attesa? E attesa di cosa se non di lei, della creatura che ci potrebbe fare felici? Che senso avrebbe la valle romantica tutta rupi e scorci misteriosi se il pensiero non potesse condurci lei in una passeggiata del tramonto tra flebili richiami di uccelli? Che senso la muraglia degli antichi faraoni se nell'ombra dello speco non potessimo fantasticare di un incontro? E l'angolo del borgo fiammingo che ci potrebbe importare o il caffè del boulevard o il suk di Damasco se non si potesse supporre che anche lei un giorno vi passerà, impigliandovi un lembo di vita? E l'erma cappelletta al bivio col suo lumino perché avrebbe tanto patos se non vi fosse nascosta un'allusione? E a che cosa allusione se non a lei, alla creatura che ci potrebbe fare felici?"

RECENSIONE

Ma non fatevi ingannare dalla citazione sopra... Buzzati non ci ha lasciato duecentosettanta pagine di mielose considerazioni sull'amore. Il suo libro è, a volte, crudo e spietato, squallido e grigio, patetico anche, ma l'autore con la sua indicibile capacità narrativa lascia che i fili grezzi si intreccino a quelli preziosi con incredibile maestria, dando vita ad un romanzo particolare, intenso.

TRAMA

Antonio, un uomo ormai avanti negli anni, che non ha conosciuto l'amore, scoprirà quanti dolori, speranze, attese... vita, vi sia dietro questo sentimento di cui tutti parlano (ma chissà quanti conoscono realmente), quando conoscerà Laide, una prostituta bambina che rispecchia non solo la società di un'epoca che fu, ma anche l'odierna.

DRAMMA ESISTENZIALE

E' l'amore, dunque, che ci rende ciechi ed egoisti mostrandoci solo i sacrifici che noi facciamo per l'altro e non viceversa?


Titolo Un amore
Autore
Dino Buzzati
Prezzo
€ 8,80
Acquistabile presso IBS
Dati 2006, 320 p.
Editore Mondadori (collana Oscar scrittori moderni)



recensito da Nerebiglie in narrativa | commenti (6)


- 15:21
LA FIGLIA PERFETTA

Come inizia


“Alle otto di sera l’aeroporto di Baltimora era praticamente deserto. I larghi corridoi grigi erano vuoti, le edicole buie, i bar chiusi. Avevano già chiamato i passeggeri all’imbarco per gli ultimi voli. Gli schermi erano spenti e le file di poltroncine di plastica abbandonate e spettrali.”

 
Trama e commento

Baltimora, 15 agosto 1997. Brad e Bitsy Donaldson, una coppia molto americana, e Sami e Ziba Yazdan, marito e moglie iraniano- americani, si trovano all’aeroporto. Le due coppie, con i parenti al seguito, stanno aspettando il volo dalla Corea per prendere in consegna le loro bambine appena adottate. Nonostante le diversità, tra due famiglie nasce una amicizia e ogni 15 agosto, anniversario del giorno dell’arrivo delle due bambine, viene organizzata una festa che diventa sempre più elaborata e ricca di sontuosi piatti…
Anne Tyler è una narratrice magistrale, capace di toccare temi come il lutto, l’adozione e l’immigrazione in modo delicato e mai superficiale. “La figlia perfetta” aiuta a comprendere i meccanismi e i sentimenti che si attivano quando una coppia cresce un figlio straniero, ma anche la solitudine e le difficoltà d’integrazione (in particolare degli iraniani, visto che una delle famiglie protagoniste è originaria di questo paese). L’alternarsi dei punti di vista, con una prevalenza sull’altera nonna iraniana Maryam, è un espediente ben riuscito: movimenta la trama e rende i personaggi così veri e realistici che è impossibile non affezionarsi ad essi e non lasciarsi coinvolgere dalle loro storie.

Un assaggio

“Lei era ottimista, Maryam. O meglio, non un’ottimista: una pessimista. Ma la sua vita era stata abbastanza difficile da farla guardare ai disastri con più filosofia rispetto a molte altre persone. […] Era fiduciosa che anche se le cose fossero andate male – come poteva benissimo accadere – lei se la sarebbe cavata comunque.”

 

Titolo La figlia perfetta
Autore
Anne Tyler
Prezzo € 15,50
Acquistabile presso IBS
Dati 2007, 291 p., brossura
Traduttore Pignatti L.
Editore Guanda (collana Narratori della Fenice



recensito da principessafelice in narrativa | commenti


domenica, 09 marzo 2008 - 11:36
NELL'INTIMITA'

TRAMA

La giornata si è appena conclusa, la notte avanza, i bambini vengono messi a dormire, la sua compagna va a letto.
Un uomo si aggira per la casa che questa notte ha deciso di abbandonare per inseguire una vita diversa da quella che ora non lo soddisfa. Ripercorre mentalmente le esperienze del passato, rivive le emozioni degli incontri clandestini che hanno costellato la sua vita, cerca risposte ai suoi dubbi nei discorsi che ha scambiato con amici, familiari.
Non si pone domande sul suo futuro se non in relazione al rapporto che avrà con i suoi figli quando se ne sarà andato, se loro lo odieranno perché la loro madre lo odia, se riuscirà a vederli ancora, se loro staranno bene senza averlo accanto.
I dubbi si focalizzano sul presente, è la decisione giusta?

CONSIDERAZIONI PERSONALI

La cosa che più mi ha inquietata leggendo questo libro è il pensiero di vivere accanto a qualcuno di cui non si intuiscono minimamente i pensieri più intimi. Pensi, in fondo, di essere amata, pensi di star costruendo qualcosa di importante con l’uomo che hai accanto, mentre lui, invece, programma di lasciarti nottetempo, senza una parola.

Un’impotenza che va al di là di tutto, perché non si ha coscienza d’averla. Non si può agire, rattoppare, sistemare niente, perché all’apparenza, per te, non c’è niente da sistemare. E invece…

Se da un lato critico aspramente questo tipo di comportamenti, questo correre dietro alle illusioni ciechi davanti all’evidenza che tali sono, gettando all’aria tutto quello che si è costruito, dall’altro resto dolorosamente fedele al mio convincimento che la vita è breve e che ognuno dev’essere libero di fare ciò che desidera, mettendo se stesso al centro di ogni cosa, e questo diritto, se vogliamo che venga riconosciuto a noi, dobbiamo essere pronti a riconoscerlo agli altri.

ESTRATTI

“Qualche settimana prima, Susan e io eravamo andati a trovare una coppia sposata da circa un anno. Lungo la strada avevo esposto la mia simpatica teoria secondo la quale le persone si sposano quando sono al massimo della disperazione, che il bisogno di un certificato è un segno sicuro di un calo d’affetto.”

“Crede di essere una femminista, ma ha solo un brutto carattere.”

“Rimpiangerò di essere stato privato di questa stanza. Perché, anche se l’arte della solitudine non mi è mai stata insegnata e ho dovuto impararla da solo, mi è diventata necessaria come i Beatles, i baci sulla nuca e la gentilezza. Qui posso seguire il ritmo dei miei pensieri mentre leggo, scrivo, canto, ballo, penso al passato e perdo tempo. In questo luogo ho esaminato intuizioni appena avvertite, ho catturato idee oscure ma pressanti. Non sto parlando del piacere di parlare, fare o volere, ma di perdersi.”


Titolo Nell'intimità
Autore Hanif Kureishi
Prezzo € 6,00
Acquistabile presso IBS
Dati 2000, 108 p.
Traduttore Cotroneo I.
Editore Bompiani



recensito da Nerebiglie in narrativa | commenti (1)


mercoledì, 05 marzo 2008 - 06:14
CAOS CALMO



TRAMA

Pietro Paladini è un uomo apparentemente realizzato, con un ottimo lavoro, una donna che lo ama, una figlia di dieci anni. Ma un giorno, mentre salva la vita a una sconosciuta, accade l'imprevedibile, e tutto cambia. Pietro si rifugia nella sua auto, parcheggiata davanti alla scuola della figlia, e per lui comincia l'epoca del risveglio, tanto folle nella premessa quanto produttiva nei risultati. Osservando il mondo dal punto in cui s'è inchiodato, scopre a poco a poco il lato oscuro degli altri, di quei capi, di quei colleghi, di quei parenti e di tutti quegli sconosciuti che accorrono a lui e soccombono davanti alla sua incomprensibile calma. Così la sua storia si fa immensa, e li contiene tutti, li ispira fino a un finale inaudito eppure del tutto naturale.

RECENSIONE


Ho finito di leggere questo libro, con tanto entusiasmo nel primo centinaio di pagine e tanta delusione nelle successive. L'idea iniziale l'ho trovata interessante ma poi il racconto si è troppo intersecato in se stesso e nelle solite nevrosi maniacali del protagonista. Con una bambina che sembra non accorgersi mai di quello che non ha più.
La cosa più interessante erano le storie accessorie dei diversi personaggi che si affacciavano a parlare via via con il protagonista in particolare mi chiedo come mai nessuno si preoccupa seriamente di un bambino che dice solo numeri, contando progressivamente, senza portarlo a fare una qualche visita seria in diversi posti anche. E Francesca la nuova compagna del padre del suddetto bambino , che è evidentemente un incapace in tutto, che ogni tanto dice cose stranissime senza rendersene conto.
Ecco in un caso del genere la prima cosa che si fa direi è una risonanza magnetica al cervello per escludere qualsiasi cosa possa provocare tale comportamento. Ma nessuno ci pensa nè al bambino nè a Francesca che mi pare siano le uniche vere persone che soffrono in tutto il romanzo.


Titolo Caos calmo
Autore
Sandro Veronesi
Prezzo
€ 17,50
Acquistabile presso IBS
Dati 2005, 451 p., brossura
Editore Bompiani (collana Romanzi Bompiani)



recensito da fenicesulmare in narrativa | commenti


lunedì, 03 marzo 2008 - 15:03
MUSICA ROCK DA VITTULA

TRAMA


Matti ha avuto in sorte di nascere nel povero quartiere di Vittula, in una terra che quasi non compare neanche sulle carte geografiche, nell'estremo nord della Svezia. Con freschezza e levità, racconta alcuni degli episodi più significativi della propria infanzia e adolescenza, a partire dall'amicizia con quello strano bambino apparentemente muto che è Niila. Assieme i due affrontano la scuola; scoprono la musica che seppure con ritardo negli anni sessanta arriva pure lì e ne condividono la passione mettendo su un complesso; si confrontano con l'altro sesso e con le usanze barbare, il gusto dell'eccesso e la violenza propri della loro comunità, ma anche con un mondo magico di streghe e fantasmi.




RECENSIONE


Parto dicendo che questo romanzo non mi è piaciuto. E' scritto molto bene ma non mi ha dato nessuna emozione. L'autore racconta molto della Svezia, delle abitudini di quei tempi. Parla della famiglia, dei valori, le vicissitudini di un intero parentato. Racconta di un ragazzo e la passione per la musica, di come nasce, di come si evolve. Ma lo racconta concentrando quasi sempre l'attenzione su quello che sta attorno, la lingua, il paese, le dicerie, i passatempi. Avrei preferito sapere di più sul protagonista ed i suoi amici. Trovo questo romanzo quasi totalmente privo di sentimenti autentici. E' certamente un romanzo con dei contenuti, una vasta e decisa panoramica sul posto e sull'epoca. Ma di umano c'ho trovato poco. Ci sono stati dei momenti in cui la concentrazione cadeva sul protagonista, su ciò che provava durante la sua crescita fisica e mentale, ma puntualmente interrotta da qualcos'altro. Non sono una critica letteraria, lungi da me l'idea di poter etichettare questo romanzo. Ma, personalmente, dalla trama, mi aspettavo qualcosa di differente, tutto qua.


Titolo Musica rock da Vittula
Autore Mikael Niemi
Prezzo € 7,00
Acquistabile presso IBS
Dati 2006, 214 p., brossura
Traduttore De Marco K.
Editore Feltrinelli (collana Universale economica)



recensito da miz in narrativa | commenti


venerdì, 29 febbraio 2008 - 10:21
LA FINE DELL'AMORE

      

La fine dell’amore c’entra col fondo delle tazze bianche, che piano piano diventano scure e macchiate. C’entra con i bicchieri che da sei sono diventatiquattro e c’entra anche con la cucina all’ingrosso che più di due anni nonregge perché inizia a scollarsi e lascia vedere che è fatta di nulla. Tuttaplastica e laminati e tu hai voglia a fare come se fosse di legno e acciaio,ora che si capisce perché costava così poco: non è capace di far durarel’amore e di far durare le sue parti finte.”
morte della passione? Ilaria Bernardini - autrice di teatro e sceneggiatrice oltre che scrittrice - ha da poco pubblicato il suo secondo libro proprio su questo argomento. Si tratta di una raccolta di brevi racconti, tredici.
Isbn sforna un altro libro che si distingue nel panorama librario italiano. A cominciare dalla copertina.
Qualcuno deve aver detto a quelli della casa editrice che il codice a barre su sfondo bianco alla fine stanca. Così per il libro di Ilaria, ci hanno fatto un bello scarabocchio, di quelli un po’ schizzati e sbavati.
Con stile decadente, Bernardini scrive disillusa di quello che sta in mezzo alla solitudine come una parentesi aperta e inevitabilmente anche chiusa: l’amore. Con una predilezione per il lato materiale di questa esperienza. La fine di una convivenza si vede attraverso gli oggetti lasciati lì a futura e sciagurata memoria, oppure attraverso quelli che non ci sono più.

Un piccolo capolavoro essenziale, lucido come metallo. Che fa star male, riflettere. Racconti che si alternano. Da leggere in silenzio, senza distrazioni.

Estratto

“Fuori fa freddo e non c’è nulla da vedere e davvero non è per pigrizia, è una questione di quantità di cose che possono starci in una casa e in cuore, almeno nel mio mi dico. Nel mio ci stai tu e occupi così tanto spazio che scelgo te. Scelgo altre mille volte te, i tuoi occhi e le cose che mi dici le volte che parli. Scelgo di imparare le tue canzoni e di leggere i tuoi libri. Scelgo te e non dovrei, perchè ogni tanto dovrei scegliere me per vedere che piega avrei preso se tu non fossi esistito. E non lo so che piega avrei preso, non sono neppure capace di immaginarlo.”

 

Titolo La fine dell'amore
Autore
Ilaria Bernardini
Prezzo € 12,00
Acquistabile presso IBS
Dati 2006, 243 p., brossura
Editore Isbn Edizioni



recensito da stella2682 in narrativa | commenti


domenica, 17 febbraio 2008 - 19:40
D'UN TRATTO NEL FOLTO BOSCO

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"...non c'era nessuno in tutto il paese che potesse insegnare ai bambini che la realtà non è soltanto quello che l'occhio vede e l'orecchio ode e la mano può toccare, bensì anche quel che sta nascosto alla vista e al tatto, e si svela ogni tanto, solo per un momento, a chi lo cerca con gli occhi della mente e a chi sa ascoltare e udire con le orecchie dell'animo e toccare con le dita del pensiero. Ma chi avrebbe mai dato retta ad Almon? Era un vecchio verboso e quasi cieco, sempre lì a discutere con il suo brutto spaventapasseri."

Trama

La notte, al villaggio, uno strano, impossibile silenzio abita il buio. Anche di giorno, l'assenza degli animali lascia ovunque le sue tracce: non un cane in cortile, non un gatto sui tetti, e nemmeno una mosca che ronza o un grillo che canta nei prati intorno. Qualcosa dev'essere successo tempo fa e i bambini ogni tanto fanno domande che restano senza risposta. Fino a quando Mati e Maya non partono per la loro avventura, in cerca del mistero del villaggio dove gli animali sono scomparsi. Nel folto del bosco troveranno Nimi, il bambino puledrino ammalato di nitrillo, Nehi, il demone del bosco e una triste verità.

Commento

Bellissimo...non ho parole..è il primo libro che leggo di Amos Oz e subito, già alle primissime righe mi aveva colpito il cuore..è una favola...anche per i piccoli, ma più per i grandi..una favola sul valore dei sogni, sulla verità, sulle prese in giro e su come troppe volte si viene esclusi per un nonnulla.. Per me è stupendo..da leggere assolutamente...e io adesso voglio il nitrillo!!! :D

p.s. Grazie a MIz per avermi invitato in questo bellissimo blog! Io sono Eleonora, 16 anni e lettrice accanitissima! Essendo questo il mio primo post se c'è qualcosa che non va ditemelo così per il prossimo lo faccio in modo che concordi con lo stile del blog. :)

Titolo D'un tratto nel folto del bosco
Autore
Amos Oz
Prezzo € 6,50
Acquistabile presso IBS
Dati 2007, 114 p., brossura
Traduttore Loewenthal E.
Editore Feltrinelli (collana Universale economica)



recensito da lafantasianata in narrativa | commenti (3)


domenica, 10 febbraio 2008 - 11:32
LA LINEA D'OMBRA



Recensione

L'interesse per la conoscenza di un autore famoso come Conrad e una quarta di copertina allettante mi hanno portata all'acquisto de "La linea d'ombra" di Joseph Conrad.

Ho letto il romanzo ovviamente in italiano, ma nonostante l'abile traduzione lo stile dell'autore emerge in tutta la sua prepotente eleganza.
Ci vuole molta abilità nello scrivere per rendere l'idea, in così poche pagine (n.d.r. 126 pag.), di una situazione talmente angosciosa e drammatica da lasciar poco spazio alla speranza di un lieto fine.
Conrad è riuscito nell'impresa di mantenere vivo l'interesse del lettore descrivendo una situazione stagnante in cui, a parte i tormenti dell'animo umano, viene alla luce ben poco dal punto di vista della trama, dell'intreccio.



Trama


Un giovane e abile marinaio, proprio quando sembra aver deciso di abbandonare il mare, viene chiamato al primo comando della sua vita.
Il sogno che si realizza diventa ben presto un incubo quando si ritrova su un vascello la cui ciurma è decimata dalla malattia e non una bava di vento li sospinge laddove sono diretti.

Estratto:

Con l'ancora caponata, e invelata fino alle gallette, la mia nave sembrava starsene immobile come un modellino di veliero collocato sui riflessi di luce e ombre di un marmo levigato. Nell'enigmatica tranquillità delle immense forze dell'universo era impossibile distinguere la terra dall'acqua. Fui preso da un'improvvisa impazienza.
  
- Non governa per niente? - dissi con irritazione al marinaio le cui mani brune e robuste, strette alle caviglie della ruota spiccavano illuminate nelle tenebre - quasi un simbolo del diritto che l'umanità rivendica a dirigere il proprio destino.




Titolo La linea d'ombra. Una confessione
Autore
Joseph Conrad
Prezzo
€ 6,00
Acquistabile presso IBS
Dati 2006, XII-126 p.
Traduttore Marenco F.
Editore Einaudi (collana Einaudi tascabili. Classici)



recensito da Nerebiglie in narrativa | commenti


mercoledì, 30 gennaio 2008 - 21:53
UNA LINGUA SUL CUORE

TRAMA

Una giovane ragazza che vive a Milano,che usa il sesso come uno strumento per ferirsi, una ragazza che non riesce a chiedere aiuto e si muove fra il presente e il passato, ricordando l’amore e non solo. Fra varie situazione si articola la vita di Morena fino ad un finale che però manda scosse elettriche.

[ articolo di Cassandra su  bloomriot.com ]

A distanza di anni il passato si ricorda così, come la scena di un film. La platea in silenzio. Fumi bassi sul palco. I Placebo e un valzer. Farfalle viola che diventano bruchi dentro ad occhi bagnati...

RECENSIONE


Mi rivolgo a te, Carlotta. Stasera che mi sento a pezzi, piegata di un dolore personale. Mi rivolgo a te, scrittrice, perchè